Tuo figlio è un mangiatore "selettivo" o “schizzinoso”?

Tuo figlio è un mangiatore "selettivo" o “schizzinoso”?

Può capitare che i bambini e/o i ragazzi siano selettivi nei confronti dell’assunzione di cibo. In tal senso essi possono essere etichettati come mangiatori “selettivi” oppure “schizzinosi” in quanto limitano il loro introito di cibo a solo cinque o sei alimenti, oppure sembra non essere interessati al cibo. 

Si può affermare che in alcuni casi, l’alimentazione selettiva non abbia influenze negative sullo sviluppo psicofisico, in quanto il bambino mantiene comunque un introito calorico adeguato. Tale atteggiamento può risolversi in adolescenza, quando la pressione dei pari potrebbe essere funzionale ai fini di aumentare la varietà dei cibi introdotti. 

Occorre precisare che in alcuni soggetti la restrizione e l’evitamento del cibo tende a persistere. Occorre porre attenzione a questo perchè, tale condizione, può compromettere in modo significativo la crescita e lo sviluppo del bambino. Si può dire che in questi casi, sarebbero soddisfatti i criteri diagnostici del disturbo evitante e restrittivo dell’assunzione del cibo: l'ARFID

In questo articolo cercheremo di inquadrare i sintomi in modo che si possa osservare il comportamento alimentare dei bambini, ed eventualmente chiedere aiuto ad un professionista esperto dell’alimentazione

A tal proposito si legge nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici che il disturbo restrittivo evitante dell’alimentazione (ARFID) prevede tre condizioni per poter fare un ipotesi diagnostica: 

  1. Mancanza di interesse nei confronti del cibo. Alla base può esserci uno scarso appetito. Possono essere -bambini che si distraggono o che sono emotivamente eccitati.
  2. Evitare il cibo sulla base della consistenza, dei colori, della temperatura. Queste persone possono essere molto sensibili alle variazioni del gusto di conseguenza non mangiano alcuni cibi  perché non tollerano la differenza del gusto.
  3. Preoccupazione rispetto a ciò che potrebbe capitare loro se mangiano. A tal proposito l’evitamento del cibo dovuto alle preoccupazioni per le conseguenze avversive del mangiare, come soffocarsi, vomitare o stare male. Ad esempio temono che possano insorgere dolori addominali (questo può essere legato ad esperienze pregresse negative, oppure a stati ansiogeni).

Inoltre la limitazione non è correlata alla preoccupazione della forma o del peso del proprio corpo!

Gli individui con ARFID possono presentarsi sia sottopeso, sia in peso forma oppure essere in sovrappeso. Nonostante ciò la persona è compromessa a livello nutrizionale perché evita sostanze nutritive importanti per la dieta.

Gli obiettivi che ci si pone rispetto a questo articolo sono legati a promuovere una migliore comprensione dei criteri diagnostici per l'ARFID. Alla base di ciò si auspica la possibilità di prendere in considerazione le strategie appropriate per la valutazione e la gestione clinica dell'ARFID.

Letteralmente ARFID è l’acronimo di : disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo.

Nei manuali diagnostici della American Psychiatric Association e nell'ICD-11 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, si includono una serie di premesse cliniche precedentemente descritte in cui l'individuo: 

  • Non mangia o accetta una dieta inadeguata in termini di energia e /o apporto di sostanze nutritive
  • Associato ad una compromissione significativa della salute, dello sviluppo e /o del funzionamento generale

ARFID include

Individui che limitano il cibo o hanno un consumo limitato a causa di:

  • mancanza di interesse (ad esempio appetito, distraibilità, ipereccitazione)
  • aspetti sensoriali del cibo (ad esempio consistenza, aspetto, colore, temperatura, gusto-specificità del marchio)
  • paura specifica correlata all'assunzione di cibo o precedente esperienza avversa (ad esempio soffocamento, vomito)

La restrizione NON è correlata a problemi di peso, alla forma, all’aspetto del corpo perché in questo caso si parlerebbe di anoressia.

Gli individui con ARFID possono presentarsi:

  • Sottopeso, nel range di peso normale o sovrappeso
  • Nutrizionalmente compromesso
  • Sperimentare interferenze significative con lo sviluppo e il funzionamento sociale ed emotivo, includendo effetti sulla famiglia e le relazioni personali.

Infine se noti in tuo figlio atteggiamenti simili, confrontati con un esperto dei disturbi dell'alimentazione.

Di preferenza, il trattamento attuale individua le aree che mantengono il disturbo. Tenendo conto di ciò si attua un approccio multidisciplinare. In questo senso ci sono più professionisti che prenderanno in carico il bambino, come ad esempio:

  • Pediatra
  • Psicologo (attraverso un approccio cognitivo comportamentale).
  • Nutrizionista
  • Dietista
  • Allergologo

Contattami, ti darò ulteriori informazioni.

Dott.ssa Luciana Reginato psicologa clinica